Garden Prog 2011, week-end 2

Prima di raccontare il secondo week-end del Garden Prog faccio un paio di premese.

Premessa 1: fare musica progressive richiede una buona preparazione tecnica quindi il livello dei musicisti è sempre molto alto, la differenza la fanno l’originalità e le emozioni trasmesse.

Premessa2:  fare musica strumentale è una scelta coraggiosa perché è molto difficile essere originali.

20 maggio: ACCORDO DEI CONTRARI
Il secondo week-end del Garden Prog si apre con un quartetto che propone musica strumentale in perenne equilibrio tra tecnica e melodia. Con una chitarra dalla propensione ritmica, inevitabilmente il “peso melodico” della band è quasi totalmente a carico del tastierista che diffonde sonorità vintage grazie a un parco-strumenti da favola: Hammond+Leslie, Arp Odissey, Piano Rhodes. Ad un impatto sonoro che talvolta può ricordare la musica degli Area si contrappone un sound spesso “canterburyano”, sound che ha sempre fatto breccia nel mio cuore.  Ascoltandoli mi viene spontaneo trovare similitudini con i miei concittadini DFA o con gli Arti e Mestieri. Il concerto è una alternanza di momenti aggressivi con altri più riflessivi, con il risultato di un ascolto piacevole sia per chi ricerca la tecnica sia per chi preferisce farsi cullare da sonorità morbide. Tra le “nuove proposte” di questo festival… oops… sto usando un linguaggio alla SanRemo!!! Dicevo… tra le band “moderne” di questo Garden Prog, gli Accordo dei Contrari sono quella che ho apprezzato di più.
Il link:  sito  |

Accordo dei Contrari

Gli Accordo dei Contrari al Giardino

20 maggio: LA LOCANDA DELLE FATE
La Locanda delle Fate è stata accolta da un pubblico numeroso e curioso di sentire dal vivo i brani di “Forse le lucciole non si amano più” l’unico loro album uscito nel ’77. Su questo album, che gli ascoltatori in sala conoscevano molto bene, è stato in effetti improntato l’intero concerto. L’unica eccezione: un mezzo-inedito, “Crescendo”, un vecchio brano strumentale, che il gruppo eseguiva dal vivo negli anni 70, completato da poco con un testo. Davvero un bel brano!
È stato un bel concerto, fatto da un gruppo di “amici-amici” attesi da tanto tempo a cui si è legati non solo dalla musica ma anche da un po’ di affetto. E la serata si è riempita di “vibrazioni positive” che hanno aggiunto valore alla bravura dei musicisti. Bello!!!
link:  sito  |

La Locanda delle Fate

La Locanda delle Fate

21 maggio: Torino
Mentre al Club il Giardino si esibiscono gli “Astralia” e “Cavalli Cocchi-Lanzetti-Roversi” con ospite Aldo Tagliapietra io me ne sto qui in albergo a scrutare i tetti di Torino. Stasera niente Garden Prog.

I tetti di Torino di notte

I tetti di Torino di notte

22 maggio: THE RED ZEN
Appena tornato da Torino mi precipito al Club il Giardino per l’ultima serata del Garden Prog 2011. Stasera il  bravissimo chitarrista Ettore Salati (The Watch, Alex Carpani Band) ritorna al club con un suo recente progetto: The Red Zen.  La proposta musicale del quartetto è un progressive strumentale; brani costruiti attorno ad un riff o ad un giro ritmico dove trovano spazio i “solo” di chitarra (soprattutto) e tastiere. Queste ultime peraltro non molto presenti nell’economia dei brani, poco udibili se non in occasione degli assolo.
Sono rimasto un po’ perplesso nel vedere in più di un caso scambi di occhiate e altri gesti eloquenti tra i musicisti, come se talvolta non fossero sicuri di come dover suonare i brani. Ma poco dopo loro stessi svelano l’arcano: il CD appena uscito “Void” altro non è che il frutto di 6 ore di jam session, arrangiate, poi ri-registrate e infine messe su Cd. E, aggiungo io, probabilmente non ancora imparate bene. Ettore Salati è evidente protagonista assieme alle sue chitarre, che cambia spesso. Capita di vedere una doppio manico 12+6 corde e perfino un sitar.
Per il brano “Alexa In The Cage”, unico brano cantato del disco, sale sul palco alla voce come ospite Joe Sal, fratello di Ettore. Il concerto scorre veloce senza particolari cose memorabili da raccontare.
link:  The Red Zen  |  Ettore Salati  |

Ettore Salati (The Red Zen) al sitar

Ettore Salati (The Red Zen) al sitar

22 maggio: GRAN TORINO
Chiude il festival un’altra band veronese i Gran Torino. Anche la proposta musicale di questo secondo quartetto è un progressive strumentale, questa volta non frutto di improvvisazioni! I brani estratti dal recente album “grantorinoProg” sono brevi. La band è affiatata e il suono compatto, con il baricentro spostato verso la chitarra a discapito delle tastiere, impegnate prevalentemente in armonie appartenenti più al metal che al progressive canonico. Per sentire un assolo “classico” del pur bravo tastierista dobbiamo aspettare le cover, queste sì invece tutte appartenenti a gruppi dell’area progressive: Tarkus, Il Ragno, Watcher of the Sky, Luglio Agosto Settembre (Nero), Cinema Show, È Festa (alcuni brani interi, altri solo degli estratti). Una volta impazzivo per gli assoli del batterista di turno (Emerson su tutti) adesso li trovo inutili, mi danno quasi fastidio, ecco quindi che, senza entrare in giudizi tecnici, non ho particolarmente apprezzato il solo di questa sera. In conclusione, e ricordando le premesse di cui sopra, il genere va “ascoltato” e non “sentito” come tanta altra musica, quindi difficile giudicare dopo un solo ascolto, detto ciò i brani, al primo impatto, scorrono via senza particolari distinzione uno dall’altro. Da riascoltare con calma… i link li trovate come sempre qui sotto.
sito  |  album “grantorinoProg” in streaming  |

Gran Torino

Gran Torino

Lascia un commento

Archiviato sotto Uncategorized

Garden Prog 2011, week-end 1

Sono stato assente da questo blog per un po’ ed ora eccomi qui per un “mega-post” dedicato all’ ex-Verona Prog Fest che quest’anno si chiama Garden Prog, perché ospitato direttamente dentro al Club il Giardino e non più in una struttura esterna come nelle scorse edizioni.

Garden Prog

Il nuovo look del Club il Giardino in versione Garden Prog

13 maggio: ICY WATERS UNDERGOUND
Il gruppo veronese che omaggia il periodo psichedelico dei Pink Floyd si sposta in avanti nel tempo per riproporre “Animals” proposto qui per la prima volta. In difficoltà nella prima parte del concerto (in “Dogs” il gruppo fatica ad emozionarsi e ad emozionare) migliora un po’ alla volta, ma non convince del tutto. Per me, che li ho visti e apprezzati più volte, non è stata una delle loro serate migliori. L’ attenuante: gli Icy Waters hanno dovuto sostituire i Masons, il gruppo che avrebbe dovuto aprire la rassegna, che un mese fa ha purtroppo perso il batterista in un incidente stradale.
link:  myspace icy waters underground  |   myspace masons  |

Icy Waters Underground

Icy Waters Underground live @ "Club il Giardino"

13 maggio: ALEX CARPANI BAND
“Bravi ma…” con questa frase si potrebbe riassumere il concerto della band del tastierista di origine svizzera. Carpani è bravo su questo non c’è dubbio. Quello che mi ha lasciato perplesso è il repertorio. La proposta musicale è già ruffiana in partenza: un progressive sinfonico che potremmo definire “canonico” o “come da manuale del Prog”. Che tradotto significa: “Ehi voi! Orfani dei Genesis! Venite qui che vi facciamo sentire esattamente quello che volete sentire! Anzi vi facciamo anche una cover di Firth of Fifth! Anzi la facciamo ancora più veloce!!!”.
“Veloce” è la parola chiave (negativa) della serata. La band sembrava aver fretta di suonare i brani, tutto veloce, frenetico, con conseguenti “sbavature” qua e là, a discapito delle emozioni. Nessuna presentazione degna di nota per i brani propri, solo le cover vengono presentate, quando invece non c’è n’era bisogno (la già citata Firth of Fith attaccata al finale di Cinema Show, Rivendell dei Rush e Starship Trooper degli Yes). Insomma, bravi ma… un po’ di originalita, please! E un po’ di cuore!!! E lo scarso pubblico in sala ne è la prova.
link:  sito ufficiale  |  myspace  |

Alex Carpani

Alex Carpani al Garden Prog

14 maggio: WICKED MINDS
Nati negli anni 80 i Wicked Minds propongono un hard rock leggermente sfumato di prog (leggi: Hammond+Leslie). Forse un po’ fuori tema in questa rassegna,  sono comunque un ottima band che già negli ascolti su disco dimostra un “tiro” notevole. Impatto confermato ampiamente anche dal vivo. L’orecchio viene inevitabilmente attratto dal tastierista (o in questo caso organista? o hammondista?) che dimostra una tecnica notevole. Come potete immaginare vedendo la foto sotto, l’occhio viene invece attratto dalla voce solista di recente arrivata nel gruppo. Per sostituire il precedente cantante, veramente molto bravo, può contare non solo sul suo aspetto ma su una voce forse meno potente ma capace di raggiungere vette che molti si sognano (io per primo).
link:  myspace  |  wiki  |

Wicked Minds

Wicked Minds

14 maggio: MAXOPHONE
Autori di un solo album omonimo, datato 1975, i Maxophone sono poco conosciuti al grande pubblico del progressive, anch’io non sapevo chi fossero fino ad un mese fa, immeritatamente. L’album è infatti molto bello, ci sono i tipici elementi del pop-prog italiano di quegli anni ma anche una forte personalità; brani complessi ma allo stesso tempo ricchi di melodia. La bravura dei musicisti è qui al servizio della musica e non viceversa (Carpani… se ci sei batti un colpo!). Riunitisi da qualche anno sono in grande forma e il concerto lo dimostra! Lo dimostrano la freschezza dei pezzi vecchi, che vecchi non sembrano. Lo dimostrano i brani nuovi, bellissimi. Lo dimostrano l’affetto e, soprattutto, il calore del pubblico, abbastanza numeroso se consideriamo la poca fama di cui il gruppo gode. E poi lo avete mai visto un batterista-violinista?
Concludo con la frase della serata (riferita alla fatica di suonare quei brani ad una certa età): “un attimo di pausa che cambio la batteria del pace-maker”.
Si capisce che mi sono piaciuti?
link:  sito  |  wiki  |  recensione classikrock  |  recensione debaser  |

Maxophone live al "Garden Prog"

Maxophone live al "Garden Prog"

15 maggio: METHODICA
Grande professionalità caratterizza questa giovane band veronese. Il loro sound sta a cavallo tra il metal e il progressive, ma riesce a evitare il tecnicismo fine a se stesso, tecnicismo che appartiene a molte nuove band dei due generi succitati (posso dirlo ancora? … Carpaniiiii).
I loro brani sono elaborati ma allo stesso tempo contengono melodie che… “ti entrano dentro”. Il gruppo è molto affiatato e il concerto è stato veramente coinvolgente, anche per uno come me che non è un amante della componente metal. Oltre ai loro brani hanno proposto per l’occasione una bella versione “metallizata” di Firth of Fifth. Prossimamente saranno impegnati in alcune date live veramente importanti per il loro futuro. In bocca al lupo!
Link:  myspace  |  facebook  |  intervista su il mucchio  |  sanmartinoba  |

I Methodica

I Methodica

15 maggio: DELIRIUM
Il primo week-end del Garden prog si conclude con i Delirium, proprio quelli di “Jesahel”, la loro canzone più famosa (Festival di Sanremo 1972), che al sottoscritto non è mai piaciuta. Anche perché non è indicativa delle sonorità del gruppo.  L’uso del flauto traverso che Martin Frederick Grice suona alla Jan Anderson avvicina il gruppo alle sonorità dei Jethro Tull, ma in generale possiamo parlare di una ottima miscela di rock, folk e jazz.
Il repertorio della serata è una alternanza di pezzi tratti da tutti gli album della band: i tre degli anni 70 e il recente Il Nome del Vento del 2009. A cui vanno aggiunti piccolo medley dedicato ai Jethro Tull, e un omaggio ai Beatles. Da segnalare che all’interno di uno dei brani dell’ultima produzione “Verso Il Naufragio” è incluso il tema portante di Theme One dei Van Der Graaf Generator. Anche se l’età avanza i Delirium rimangono giovani grazie alla passione che traspare dalla loro esibizione e anche dalla simpatia con cui si “prendono per il culo” tra un brano e l’altro. Avercene di giovani così!!!
link:  myspace  |  wiki  |  italian prog  |

Martin Frederick Grice dei Delirium

Martin Frederick Grice dei Delirium

Concludo con un sincero rigraziamento al Club il Giardino e al suo “uomo di punta” Giamprimo, che ha il coraggio e la passione nel proporre iniziative come queste.

Giamprimo speak!

Giamprimo speak!

2 commenti

Archiviato sotto Uncategorized

Un Michele d’altri tempi

(È passato più di un mese, i ricordi sono un po’ affievoliti ma spero vi piaccia lo stesso.)

Andrea Favari e Michele Pachera del Quartetto Tidirò

Andrea Favari e Michele Pachera del Quartetto Tidirò

Sono in ritardo, sono le 17:10, il concerto inizia tra 20 minuti e ho ancora parecchie centinaia di metri da percorrere a piedi e non so dove devo andare di preciso.
Tra i vari progetti in cui Michele Pachera è coinvolto c’è nè uno a cui non ho ancora assistito. “Quando canta Rabagliati” è il titolo di uno spettacolo all’interno del quale canzoni melodiche italiane degli anni ’40 del compositore italiano Giovanni D’Anzi, vengono riproposte in arrangiamenti dal sapore swing.
Artefice di tutto ciò è il Quartetto Tidirò, ovvero: Andrea Favari (voce e contrabbasso), Rossana De Paoli (pianoforte), Fabrizio Olioso (clarinetto), e appunto Michele Pachera (vibrafono e percussioni).
Sono quasi giunto in Via Rosa, ma ho un dubbio quando passo davanti alla Cattolica. Era Unicredit o Cattolica? NO, no… sono sicuro era Unicredit! Arrivo davanti al grande cancello d’entrata della banca ma non vedo nessun segno di concerti aperitivo. Solo un Grande Cancello Muto.
Faccio un giro dell’isolato ma niente. Invio un sms a Michele “dove si entra?”. Nessuna risposta. Guardo l’ora sono già le 17:30. Michele sarà già chino sul suo vibrafono.
Mi ritrovo di nuovo davanti all’imponente cancello di prima. Mette un po’ di soggezione. Su una colonna, a fianco, un campanello e dietro una finestra illuminata. Deve essere per forza lì, altrimenti che ci fanno delle luci accese in una banca di sabato pomeriggio? Un tizio mi si affianca: “Stai cercando il concerto?”. “Deve essere qui” gli dico.
Suono il campanello. Dietro la finestra appare una figura femminile, un ombra più che altro. “Si mi dica?” gracchia il citofono. “Sto cercando il concerto!”. “Non è qui… deve andare al Circolo dell’Unicredit al numero 7 di Via Rosa.”
Finalmente arrivo nel posto giusto! Salgo e scale e sento già la musica. Entro nella sala gremita di persone e mi sistemo in fondo, nell’unico “posto in piedi” libero.
Il concerto scorre  molto piacevolmente, grazie anche alla leggerezza delle melodie originali. Il gruppo si dimostra molto affiatato e Michele molto impegnato nel “saltare” tra vibrafono e batteria.
Il sottotitolo dello spettacolo recita: “Viaggio nella società e nel costume degli anni ’40 attraverso le canzoni di Giovanni D’Anzi”.
Infatti tra un brano e l’altro vengono lette brevi notizie tratte dai giornali dell’epoca, che fanno un po’ sorridere e calano l’ascoltatore nella realtà di quegli anni, i brani proposti diventano così una sorta di colonna sonora e l’insieme dello spettacolo risulta ancora più apprezzabile.
Alcune canzoni le conosco anch’io… “Ma le gambe”, “Bellezza in Bicicletta”, le cantava mia mamma quando ero più piccolo. Del resto lei le ha vissute in prima persona. In effetti anche l’età media del pubblico in sala era abbastanza alta, ma ciò non ha impedito ad alcuni spettatori di tenere il tempo e cantare le canzoni della loro gioventù.
Il concerto finisce. Qualche bis acclamatissimo, e poi si “sbaracca” il tutto.
Poco dopo, mentre in macchina con Michele ci rechiamo alla cena dei Castelli in Aria, mi ritorna in mente, prepotente, un dubbio: che ci facevano delle luci accese in una banca di sabato pomeriggio?

Lascia un commento

Archiviato sotto I concerti dei miei amici

Concert for iPads and instruments

Jordan Rudess dei Dream Theater partecipa come ospite al ProjectRnL per un uso creativo/musicale dell’iPad…

Qualche link:

ProjectRnL on YouTube and Facebook

Jordan RudessDream Theater

Lascia un commento

Archiviato sotto PROG/niuvs, YouTube

Stanno tagliando qualcuno

senza parole…

1 commento

Archiviato sotto YouTube

“L’Incidente” dei Porcospini

Porcupine Tree Padova

Il saluto di Wilson e soci a fine concerto

Dopo una lunga assenza da questo blog, che ho trascurato colpevolmente, rieccomi qui! L’occasione è la mia trasferta in terra padovana per la 4a tappa italiana di uno dei miei gruppi preferiti: i Porcupine Tree.
Sabato 8 novembre, io e il buon vecchio Simone siamo partiti in direzione Padova, verso il “Grande Teatro”. Ma che posto è questo? Da dove spunta fuori? Un luogo che non conoscevamo; un nome che solo di recente era apparso in mezzo alle abituali sedi dei concerti in Italia. In effetti si tratta di un teatro tenda di nuova costruzione, creato per ospitare concerti, cabaret e altro. Addirittura il live della band inglese è stato il primo evento ad essere presentato in questa struttura. Non è un posto molto carino, ma mi è sembrato abbastanza funzionale.
Dicevamo… serata di debutto per la struttura, forse anche per questo motivo l’acustica non era proprio al top, soprattutto durante l’esibizione dei Demians, band francese che ha aperto la serata. I suoni erano molto impastati, fatto che mi ha impedito di farmi un’idea sulla musica del trio d’oltralpe, su quali quindi non mi pronuncio.
I suoni erano decisamente migliori durante la performance dei “porcospini”. Fortunatamente il gruppo dimostra la sua bravura anche nel gestire in modo autonomo i suoni in un luogo acusticamente non adeguato.
Ma parliamo del concerto: inizio alla grande con l’esecuzione integrale della nuova suite “The Incident” (50 minuti!); io ho apprezzato fin da subito il nuovo CD e dal vivo rende molto bene, grazie anche alle immagini proiettate in fondo al palco in sintonia con la musica. Si tratta di animazioni realizzate dal regista Lasse Hoile da parecchio tempo partner artistico di Steven Wilson.
Alla fine della prima parte la band si prende una pausa di 10 minuti, scandita da un conto alla rovescia proiettato sullo schermo. Puntuali, allo scadere, i nostri ritornano sul palco per dare inizio alla seconda parte.
Il secondo set non mi è piaciuto del tutto, anche perché composto da brani che non annovero tra i miei preferiti; il mio è naturalmente un giudizio puramente soggettivo, infatti l’esecuzione è stata pressoché perfetta. Non mi è piaciuta in particolar modo l’esecuzione parziale di Russia On Ice, questa sì tra le mie favorite, interrotta a metà e male attaccata (non era certamente un medley) alla parte centrale di Anesthetize. Sul finale un altro brano tratto dal secondo CD di “The Incident”, Bonnie the Cat. Poi l’uscita di rito prima di rientrare per i bis. Ma ecco qui di seguito la lista dei brani.

set 1:
The Incident

set 2:
Start Of Something Beautiful
Russia On Ice + Pills I’m Taking (ossia la parte centrale di Anesthetize)
Stars Die
Strip The Soul + .3
Normal
Way Out Of Here
Bonnie the cat

bis:
The Sound Of Muzak
Trains

Ma parliamo un po’ dei musicisti. Steven Wilson in grande forma, la solita faccia “da sberle”, ma anche qualche sorriso. Gavin Harrison impressionante, non più “solo tecnica” come in passato, ma pienamente inserito nel tessuto musicale della band. Colin Edwin sempre puntuale ma con una espressione facciale rimasta immutata per tutta la serata. Richard Barbieri apparentemente sullo sfondo (ci abbiamo anche scherzato su) ma in realtà tessitore di tappeti sonori, in evidenza soprattutto durante “The Incident”. Infine il quinto uomo, John Wesley, presente solo dal vivo ma sempre più membro effettivo, mostrando un affiatamento perfetto con gli altri, la sua chitarra spesso era all’altezza di quella di Wilson. Wilson che a fine concerto, abbandonando il palco, saluta tutti “brandendo” (o forse dovrei dire “brindando”?) un bicchiere di vino rosso.

L'omone delle pulizie

L'omone delle pulizie

Per concludere una curiosità: durante il cambio gruppo abbiamo osservato divertiti un “omone delle pulizie” aggirarsi impacciato sul palco; armato di aspirapolvere si preoccupava di rimuovere dal palco ogni genere di scheggia che potesse arrecare danno a Steven Wilson, che come di consuetudine suona a piedi nudi.
Se volete approfondire qui sotto trovate una “camionata” di link. Vi saluto.

————–
Grande Teatro di Padova
Demians
Foto | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
Una intervista a Wilson prima del concerto
Lasse Holie
Il blog ufficiale del Tour
E naturalmente il sito ufficiale dei Porcupine Tree

Lascia un commento

Archiviato sotto PROG/niuvs

Ossi Duri… per palati fini.

Eccomi a raccontarvi dell’ultimo concerto a cui ho avuto occasione di assistere.
Sabato 16 Maggio al Club Il Giardino di Lugagnano (VR) c’erano di scena gli Ossi Duri, un gruppo di giovani ragazzi della provincia di Torino che suonano un rock non tradizionale, infarcito di altri generi, dove è importante la precisione tecnica sia nella composizione che nell’esecuzione; i testi sono molto ironici, spesso dissacranti.
Il repertorio è di quelli non sempre facili da ascoltare, inoltre per poterlo eseguire i musicisti devono avere le cosiddette “contropalle”. Bè gli Ossi Duri ce le hanno eccome!!! Se consideriamo poi che l’eta media è intorno ai 25 anni… tanto di cappello!
Ma l’attrazione della serata era per forza di cose un artista italiano che sta accompagnando gli Ossi Duri e di fatto, con la sua presenza, li sta promuovendo: sto parlando di Elio, senza Storie Tese!
Per l’occasione gli Ossi Duri hanno suonato brani propri alternati con brani degli Elio e Le Storie Tese e con brani di Frank Zappa, dove a far la parte di Zappa era naturalmente Elio.
La serata è stata divertente sia nel senso che si è potuta ascoltare dell’ottima musica sia perché bastava che Elio dicesse qualcosa… qualsiasi cosa… che il pubblico in sala si mettesse a ridere.
Tornando agli Ossi Duri devo dire che il gruppo è stata una piacevolissima scoperta; per citare una frase che ho sentito a fine concerto rivolta ad uno di loro “da stasera gli Ossi Duri non sono più una band anonima ma una realtà ben precisa” e per citare Elio “ci sono ancora band che sono capaci di suonare bene, sosteniamoli questi ragazzi!”

Elio e Ossi Duri

Elio e Ossi Duri

Questa la formazione degli Ossi Duri:
ALEX ARMUSCHIO – keyboards, b. vocal
MARTIN BELLAVIA – Guitar, vocal
RUBEN BELLAVIA – Drum, b.vocal
ANDREA PINTA VIGLIOCCO – tastiere, percussioni , b. vocal
SIMONE BELLAVIA – Basso

Vi saluto con alcuni link per approfondire:
il sito ufficiale
e il loro myspace

1 commento

Archiviato sotto Uncategorized

Castellinaria Is The Road

Goobye...

Goodbye...

Sono passate poco più di 24 ore dalla foto qui sopra dove Steve Hogarth avvolto dal canto a squarciagola della folla che gridava “Happiness Is The Road” saluta il pubblico del Live Club. Gli altri quattro Marillion hanno appena abbandonato il palco, pronti a ripartire nel cuore della notte in direzione Strasburgo.

Il concerto italiano dei Marillion è stato veramente strepitoso, dopo alcuni anni passati senza vederli, i cinque musicisti della band inglese non hanno deluso le mie aspettative. E mi sembra che anche i miei compagni d’avventura Luca, Simone e Stefano abbiano apprezzato la serata.

Mi è difficile raccontarvi il concerto, vi dico solo che a fianco dei brani tratti dall’ultimo bellissimo CD “Happiness Is The Road” sono stati naturalmente eseguiti brani dagli album precedenti e, in mezzo agli altri, abbiamo potuto gustare perfino un paio di estratti dall’intramontabile “Brave” per la gioia di Simone.

Per chi volesse ascoltare il concerto è probabile che, fra qualche giorno, sia disponibile il download della serata sul sito dei Marillion alla pagina “The ‘Happiness On The Road’ Live Series”.

Nel frattempo… azz che tardi!! Buona Notte.

"The Invisible Man"

"The Invisible Man"

Lascia un commento

Archiviato sotto immagini, PROG/niuvs

Tributo a John Williams

Poche parole per presentarvi un video spettacolare, soprattutto per me, visto che apprezzo i “cantanti”. Un grazie a Edo che me lo ha fatto scoprire pubblicandolo su Facebook.
Guardate questo Corey Vidal che cosa combina con la voce (e il computer) mescolando assieme spezzoni di colonne sonore famose, tutte composte dal maestro John Williams, spesso collaboratore di Steven Spielberg.
Non vi dico quali sono, io le ho riconosciute tutte a parte una… chi di voi sa fare di meglio?

Lascia un commento

Archiviato sotto YouTube

UKZ, ovvero: che fine ha fatto Trey Gunn?

Trey Gunn

Trey Gunn

Chi fra di voi ha apprezzato l’apporto di Trey Gunn al suono dei King Crimson si sarà sicuramente chiesto come cambierà il gruppo di sua maestà Fripp senza il bravissimo suonatore di stick. Ma qualcuno si è chiesto dove è finito Trey? Che cosa sta facendo? Eccovi la risposta: UKZ!

Che vuol dire UKZ? Non ne ho la più pallida idea ma so che è il nome di una nuova formazione che comprende:
- il tastierista/violinista Eddie Jobson membro fondatore degli storici UK
- il chitarrista austriaco Alex Machacek;
- il vocalist Aaron Lippert fondatore degli Expanding Man (che non conosco);
- il batterista tedesco Marco Minnemann;
- e appunto l’ex-King Crimson Trey Gunn.

Se volete farvi un’idea di che cosa suonano eccovi il video ufficiale “Radiation” tratto dall’EP di debutto omonimo in uscita in questi giorni.


E qui il sito ufficiale.

1 commento

Archiviato sotto PROG/niuvs