Sono stato assente da questo blog per un po’ ed ora eccomi qui per un “mega-post” dedicato all’ ex-Verona Prog Fest che quest’anno si chiama Garden Prog, perché ospitato direttamente dentro al Club il Giardino e non più in una struttura esterna come nelle scorse edizioni.
13 maggio: ICY WATERS UNDERGOUND
Il gruppo veronese che omaggia il periodo psichedelico dei Pink Floyd si sposta in avanti nel tempo per riproporre “Animals” proposto qui per la prima volta. In difficoltà nella prima parte del concerto (in “Dogs” il gruppo fatica ad emozionarsi e ad emozionare) migliora un po’ alla volta, ma non convince del tutto. Per me, che li ho visti e apprezzati più volte, non è stata una delle loro serate migliori. L’ attenuante: gli Icy Waters hanno dovuto sostituire i Masons, il gruppo che avrebbe dovuto aprire la rassegna, che un mese fa ha purtroppo perso il batterista in un incidente stradale.
link: myspace icy waters underground | myspace masons |
13 maggio: ALEX CARPANI BAND
“Bravi ma…” con questa frase si potrebbe riassumere il concerto della band del tastierista di origine svizzera. Carpani è bravo su questo non c’è dubbio. Quello che mi ha lasciato perplesso è il repertorio. La proposta musicale è già ruffiana in partenza: un progressive sinfonico che potremmo definire “canonico” o “come da manuale del Prog”. Che tradotto significa: “Ehi voi! Orfani dei Genesis! Venite qui che vi facciamo sentire esattamente quello che volete sentire! Anzi vi facciamo anche una cover di Firth of Fifth! Anzi la facciamo ancora più veloce!!!”.
“Veloce” è la parola chiave (negativa) della serata. La band sembrava aver fretta di suonare i brani, tutto veloce, frenetico, con conseguenti “sbavature” qua e là, a discapito delle emozioni. Nessuna presentazione degna di nota per i brani propri, solo le cover vengono presentate, quando invece non c’è n’era bisogno (la già citata Firth of Fith attaccata al finale di Cinema Show, Rivendell dei Rush e Starship Trooper degli Yes). Insomma, bravi ma… un po’ di originalita, please! E un po’ di cuore!!! E lo scarso pubblico in sala ne è la prova.
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14 maggio: WICKED MINDS
Nati negli anni 80 i Wicked Minds propongono un hard rock leggermente sfumato di prog (leggi: Hammond+Leslie). Forse un po’ fuori tema in questa rassegna, sono comunque un ottima band che già negli ascolti su disco dimostra un “tiro” notevole. Impatto confermato ampiamente anche dal vivo. L’orecchio viene inevitabilmente attratto dal tastierista (o in questo caso organista? o hammondista?) che dimostra una tecnica notevole. Come potete immaginare vedendo la foto sotto, l’occhio viene invece attratto dalla voce solista di recente arrivata nel gruppo. Per sostituire il precedente cantante, veramente molto bravo, può contare non solo sul suo aspetto ma su una voce forse meno potente ma capace di raggiungere vette che molti si sognano (io per primo).
link: myspace | wiki |
14 maggio: MAXOPHONE
Autori di un solo album omonimo, datato 1975, i Maxophone sono poco conosciuti al grande pubblico del progressive, anch’io non sapevo chi fossero fino ad un mese fa, immeritatamente. L’album è infatti molto bello, ci sono i tipici elementi del pop-prog italiano di quegli anni ma anche una forte personalità; brani complessi ma allo stesso tempo ricchi di melodia. La bravura dei musicisti è qui al servizio della musica e non viceversa (Carpani… se ci sei batti un colpo!). Riunitisi da qualche anno sono in grande forma e il concerto lo dimostra! Lo dimostrano la freschezza dei pezzi vecchi, che vecchi non sembrano. Lo dimostrano i brani nuovi, bellissimi. Lo dimostrano l’affetto e, soprattutto, il calore del pubblico, abbastanza numeroso se consideriamo la poca fama di cui il gruppo gode. E poi lo avete mai visto un batterista-violinista?
Concludo con la frase della serata (riferita alla fatica di suonare quei brani ad una certa età): “un attimo di pausa che cambio la batteria del pace-maker”.
Si capisce che mi sono piaciuti?
link: sito | wiki | recensione classikrock | recensione debaser |
15 maggio: METHODICA
Grande professionalità caratterizza questa giovane band veronese. Il loro sound sta a cavallo tra il metal e il progressive, ma riesce a evitare il tecnicismo fine a se stesso, tecnicismo che appartiene a molte nuove band dei due generi succitati (posso dirlo ancora? … Carpaniiiii).
I loro brani sono elaborati ma allo stesso tempo contengono melodie che… “ti entrano dentro”. Il gruppo è molto affiatato e il concerto è stato veramente coinvolgente, anche per uno come me che non è un amante della componente metal. Oltre ai loro brani hanno proposto per l’occasione una bella versione “metallizata” di Firth of Fifth. Prossimamente saranno impegnati in alcune date live veramente importanti per il loro futuro. In bocca al lupo!
Link: myspace | facebook | intervista su il mucchio | sanmartinoba |
15 maggio: DELIRIUM
Il primo week-end del Garden prog si conclude con i Delirium, proprio quelli di “Jesahel”, la loro canzone più famosa (Festival di Sanremo 1972), che al sottoscritto non è mai piaciuta. Anche perché non è indicativa delle sonorità del gruppo. L’uso del flauto traverso che Martin Frederick Grice suona alla Jan Anderson avvicina il gruppo alle sonorità dei Jethro Tull, ma in generale possiamo parlare di una ottima miscela di rock, folk e jazz.
Il repertorio della serata è una alternanza di pezzi tratti da tutti gli album della band: i tre degli anni 70 e il recente Il Nome del Vento del 2009. A cui vanno aggiunti piccolo medley dedicato ai Jethro Tull, e un omaggio ai Beatles. Da segnalare che all’interno di uno dei brani dell’ultima produzione “Verso Il Naufragio” è incluso il tema portante di Theme One dei Van Der Graaf Generator. Anche se l’età avanza i Delirium rimangono giovani grazie alla passione che traspare dalla loro esibizione e anche dalla simpatia con cui si “prendono per il culo” tra un brano e l’altro. Avercene di giovani così!!!
link: myspace | wiki | italian prog |
Concludo con un sincero rigraziamento al Club il Giardino e al suo “uomo di punta” Giamprimo, che ha il coraggio e la passione nel proporre iniziative come queste.








confesso che non ho colto tutto della “recensione” dell’amico rencesore (non ho trovato il suo nome, quindi non so come rivolgermi a lui…).
quello che ho colto molto chiaramente è: meno cose già sentite e più cose originali.
e infatti l’ACB da quella sera, nei 4 concerti successivi, non ha più suonato una cover… solo la musica dei 2 albums Waterline e The Sanctuary + un paio di inediti.
le critiche, quando sono costruttive, non devono cadere nel vuoto, almeno questa è la mia opinione.
però devo fare anch’io una “critica alla critica”: non si parla della musica, degli arrangiamenti, dello stile, degli strumenti utilizzati, delle atmosfere, ecc..
il recensore, poi, conosceva gli album (originali) che sono stati pubblicati?
chi è sul palco deve sapersi mettere in gioco e saper ascoltare, ma chi scrive dei concerti deve anche volare più vicino al terreno, analizzandone la morfologia e non stare soltanto in alta quota, guardando il tutto da lontano…
grazie comunque e… al prossimo concerto spero!
Alex Carpani
Gentile Alex,
innanzitutto mi scuso per l’enorme ritardo con cui le rispondo, poi mi presento: mi chiamo Massimiliano Valente, abito a Verona e frequento spesso il Club Il Giardino dove ho avuto l’occasione di vederla quest’anno.
Mi ha fatto piacere ricevere il suo commento alla recensione e cercherò di spiegare meglio ciò che ho scritto.
In merito alla questione “originalità” non mi riferivo tanto al fatto che sia più originale fare brani propri piuttosto che cover, ma parlavo delle sonorità della ACB; sonorità che ho trovato troppo legate ai canoni del progressive sinfonico anni ’70, senza evidenti elementi innovativi.
Ma non vorrei essere frainteso e sminuire la validità della ACB, per questo riporto qui di seguito una delle due premesse che ho scritto nel post successivo a questo:
E anche sul versante “emozioni” sono rimasto insoddisfatto. A mio avviso la tecnica esecutiva deve essere al servizio di ciò che i brani vogliono trasmettere al cuore di chi ascolta. Invece durante il concerto mi pare che abbia spesso preso il sopravvento. Stando in sala percepivo, sì, un impegno fisico nel suonare i difficili brani ma non un trasposto emotivo da parte dei musicisti.
Lei poi mi chiede se io conoscevo in precedenza la sua musica. In effetti, considerato che il progressive non è un genere di musica che si può sviscerare con pochi ascolti, la mia conoscenza della sua musica, precedente al concerto, era superficiale, limitata a pochi ascolti via web (myspace, YouTube). Ascolti che mi hanno comunque convinto ad assistere al concerto! Proprio per la complessità della proposta, mi aspettavo che dal vivo i brani venissero introdotti da una presentazione. Non è un requisito fondamentale, me ne rendo conto, spesso la musica parla da sola, ma nel caso di brani prevalentemente strumentali una buona introduzione a mio avviso aiuta.
Comunque, in conclusione, è inevitabile che un giudizio sia sempre un po’ soggettivo, legato ai gusti personali, quindi non vorrei che la mia critica venisse interpretata come un invito a non assistere ad un live della ACB.
Anzi se mi capiterà l’occasione io stesso assisterò volentieri ad un altro suo concerto e in tal caso mi presenterò di persona!